Moreno Pivetti

Ricomposizione di una Farmhouse nella campagna emiliana, Ferrara (Italy)

MORENO PIVETTI ARCHITECTURE

Ricomposizione di una Farmhouse

nella campagna emiliana, Ferrara (Italy)

“Naturam semper recurret”

Per l’Uomo, non vi è cosa più facile che vestirsi del progresso, e non vi è cosa più difficile che spogliarsi della Natura.

In quelle terre emiliane un tempo “guaste e corrotte” da precari equilibri idraulici, piccoli insediamenti annidati su spalti fluviali lanciavano le proprie aspirazioni conquistatrici nell’entroterra, nel tentativo di far emergere terreni coltivabili da un paesaggio governato dalle acque.

Tra questi la “Farmhouse” oggetto di intervento, disorganica nella sua crescita edilizia e nel suo rapportarsi col paesaggio aperto. Si trattava, quindi, di ricucire corpi sparsi e dissonanti, armonizzandoli al contesto.

Baricentrico all’area, l’edificio esistente diviene frammento che regola la ricomposizione dell’insediamento.

I nuovi volumi tendono a riconnettere, rinnovandola, l’intera edificazione: percorsi interni, tagli e cannocchiali visivi contribuiscono non solo alla riorganizzazione logistica e produttiva degli spazi, ma anche al benessere sensoriale di chi vi lavora.

L’intervento ricompone planimetricamente la trama del primitivo tracciato, mentre volumetricamente rifiuta la compattezza del blocco concluso proponendo invece la serialità delle tecnologie di produzione industriale.

Disegni 

Disposti a ridisegnare le giaciture del quadrilatero, i nuovi corpi si fronteggiano in una quieta elencazione di elementi assemblati, semplice ma al tempo stesso complessa di riferimenti alle nitide geometrie padane, cartesiane aggregazioni di blocchi specializzati per singole funzioni.

L’insediamento elementare è inciso sull’asse meridiano da un aereo pergolato verso l’orizzonte campestre, un esoscheletro metallico che da edificio si spoglia in struttura che raccorda volumi, percorsi, orti ed aree di sosta. La struttura ridisegna la matrice configurativa del quadrilatero, ridefinendone la sintassi insediativa.

Rigoroso nella sequenza della costruzione, l’elementarismo compositivo trova nelle facciate degli edifici astratte campiture in cui sono bilanciate aperture e sottili fenditure. Nessun cedimento alle rievocazioni storiche, piuttosto uno spartito che regola distanze, intervalli ed equilibri tra l’esistente ed i nuovi edifici, in attesa che la natura trovi dimora su superfici e pergolati. Immote e imperturbabili al contesto, le astratte facciate dei nuovi edifici recintano corti e micropatii a cielo aperto, orientando lo sguardo verso il paesaggio secondo calibrate direzioni. Il rapporto tra interno ed esterno (orti e giardini) è la ricerca di un plusvalore sensoriale che arricchisca gli spazi del lavoro.

 

Moreno Pivetti, Architetto