Moreno Pivetti
Live in nature
MORENO PIVETTI ARCHITECTURE
Live in Nature
Ansalaregina House in Emilian countryside
Ferrara (Italy)
In quella “terra di frontiera” sulla quale si affacciavano vigili le aspirazioni egemoniche dell’espansionismo prima romano e poi longobardo, si presentava l’occasione di riconcettualizzare il tema dell’abitare nella natura, disegnando un’abitazione moderna sostenibile nell’aperta campagna.
Si trattava di riabitare un territorio segnato da un fiume ormai scomparso, il “Gavello abbandonato”, idronimo ancora vivo nella memoria e nella toponomastica locale (oltre che nelle mappe d’archivio).
Il mito vuole che il toponimo “Redina” tragga le proprie origini da Ansalaregina, città fondata, si narra, da Ansa, la regina longobarda figlia di Desiderio. La realtà (geografia storica) presenta, invece, un paesaggio disegnato da un’architettura di fiumi e torrenti, “terra di acque e di frontiera” sulla quale si affacciavano vigili le aspirazioni egemoniche dell’espansionismo prima romano e quindi longobardo. Qui si presentava l’occasione di riconcettualizzare il tema dell’abitare nella natura, disegnando un’abitazione moderna sostenibile nella campagna infinita.
Innestata lungo il dosso di un fiume scomparso (già nel Medioevo ma ancora vivo nella memoria locale,), il “Gabellum abbandonato”, il nuovo edificio si divide in due sezioni: la prima, sulla sinistra (verso ovest) destinata da subito ad abitazione principale ed articolata su 3 livelli serviti da un patio interno, un ‘vuoto’ a tripla altezza nel quale si inerpicano le scale. La seconda sezione, sulla sinistra (verso ovest), da adibirsi temporaneamente a magazzino ma già disegnata in vista della futura espansione della casa, con la prospettiva di ospitare un soggiorno libero a doppia altezza (rivolto a sud) con affacci multipli verso l’orizzonte.
Disegni
Un comodo ballatoio si ripete ad ogni livello, distribuendo i locali e consentendo altresì la pulizia delle vetrate e la cura di future fioriere disposte lungo i parapetti. Dal ‘ponte’ all’ultimo livello lo sguardo domina il ‘vuoto’ interno e si spinge al di là della vetrata giù verso l’orizzonte infinito.
Il patio interno che ospita le scale diventa il cuore della casa, lo spazio attraverso il quale la vista corre in ogni direzione, prolungamento all’aperto della zona di soggiorno.
L’episodio risolutivo della casa è la scala in ferro, con gradini e ripiani in legno e parziale schermatura in tela stampata; le rampe si snodano nel ‘vuoto’ a tripla altezza, così da abbracciare e percorrere tutto lo spazio dell’abitazione.
Il patio che fa da vestibolo a chi entra nella casa è misurato in altezza dai ballatoi a sbalzo, come i cortili interni delle case-cassero medievali. Il patio-vestibolo è definito da pareti a vista in pannelli X-lam di legno lamellare ed è inciso da sottili feritoie verticali che si continuano nella finestra a nastro all’ultimo livello.
Rileggendo schemi tipologici di ascendenza padana, l’edificio ricerca nel magma delle rivisitazioni storiche il motivo per una attualizzazione di moduli costruttivi radicati nell’eredità razionalista italiana. Elementarismo compositivo e rigore costruttivo indicano la ricerca di un plusvalore che abiliti la funzione.
Il patio-vestibolo è disegnato in forma di ‘torre segreta’ che svela l’organizzazione della casa: salendo la scala e guardando verso l’alto si possono scorgere riquadri (isfuggite) di paesaggio attraverso i tagli che incidono i pannelli di legno.
La soluzione adottata, un ‘vuoto’ interno a tripla altezza, si basa sull’idea di sottrarre una fetta di casa all’uso fisico, ma non sensitivo, dell’uomo per consegnarlo alla luce che ne diventa padrona: il rifiuto cioè del massimo sfruttamento dello spazio a disposizione in cambio di un salto qualitativo della dimensione interna, ricca di variazioni e di campi ottici anche a lungo raggio d’azione; è la ricerca di un plusvalore sensoriale che abiliti la funzione (la funzionalità degli spazi).
Montata in non più di cento ore, la struttura dell’edificio è articolata su quattro campate di interasse pari a cinque metri. Un modulo rientrante consente l’ingresso allo spazio distributivo dell’abitazione (il ‘patio-vestibolo’), reinterpretando il tema dell’androne passante (la cosiddetta “porta morta”) delle case coloniche padane.
Lungi dall’essere un repertorio di forme, la tradizione è reinterpretata come materia allusiva della sostanza del progetto.
L’edificio presenta una struttura primaria in telai di legno lamellare (pannelli X-lam) tamponata all’esterno con pannelli isolanti fibrorinforzati con finitura esterna a base di malte naturali,
Moreno Pivetti, Architetto















