Moreno Pivetti
Restauro e riuso della Corte “Casazza”
MORENO PIVETTI ARCHITECTURE
Rinnovare evocando la memoria
Restauro e riuso della Corte “Casazza”
La natura evocata “per lo vano d’una finestra”
Dopo aver percorso un largo tratto di quella campagna emiliana, inconfondibile nella sua uniforme distesa e misurata al più da sparuti filari di pioppi, arrivati qui si ha d’improvviso la straniante impressione di trovarsi lì dove il tempo si è fermato, rapiti a forza da quel “passato mitico” narrato da Bernardo Bertolucci in “Novecento”.
Il progetto ha riguardato il recupero integrale dell’edificio, con interventi minimi e
misurati sull’involucro esterno. Gli interventi di restauro delle murature sono stati operati con l’intento di porre in luce le successive stratificazioni che le hanno plasmate, operando scavi selettivi e quelle che Carlo Scarpa chiamava “demolizioni creative”.
I nuovi inserimenti, cromaticamente neutri e dall’aspetto minimale, esibiscono il silenzioso commento all’antico involucro che li accoglie.
L’intervento ha previsto altresì la ricostruzione del più recente modulo verso nord; l’integrazione volumetrica rispetta gli allineamenti dell’edificio esistente, armonizzandone il reinserimento. Un lucernario lineare in copertura dichiara la separazione tra i due corpi di fabbrica, restituendo all’interno la percezione unitaria degli antichi paramenti, riscaldati e modellati dalla luce zenitale.
Disegni
Entrando nel cascinale, si rivive la memoria dell’antica stalla – la grande stanza-cripta al piano terra – recuperata ai suoi paramenti murari originari e misurata da colonne ricostruite con un’anima in ferro.
Nella parte superiore domina invece la Natura: dove un tempo c’era il fienile, si estende ora uno spazio aperto, flessibile, scandito dalle traiettorie di luce naturale
disegnate dalle “gelosie” in mattoni dei diaframmi murari ricomposti. La vibrante narrazione visivoluministica proietta ed intreccia trame multiformi su pareti e pavimenti, divenendo timbro spaziale del fienile recuperato. L’involucro-diaframma traduce e trasfigura uno degli elementi primari della Natura – la Luce – nell’empatìa dello spazio, luogo in cui coltivare – come ben sapeva Sir Brewster – la piacevolezza della visione.
Moreno Pivetti, Architetto



















